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TheLycan (Hexon): “Altro che nerd… Ecco come si diventa un pro negli eSports”

Intervista esclusiva al coach della Fiorentina eSports.

“La pazienza, la perseveranza e il sudato lavoro creano un’imbattibile combinazione per il successo”. Questa la frase che domina su hexonesport.it, vetrina del team che dal 2018 ha portato una ventata di novità nel settore eSports. Una frase che riassume molto la filosofia di vita del coach e manager Alessandro “TheLycan” Panebianco, che in questa intervista ci racconta come vede l’evoluzione del settore eSports in Italia.

Come ti spieghi il boom degli eSports in Italia e soprattutto il percorso verso una dimensione più strutturata e professionale?

In questi casi intervengono più fattori. Il passo decisivo lo hanno fatto alcune squadre della Serie A e penso in particolare alla Fiorentina: credendo fortemente nella Hexon la società sta portando avanti un progetto serio e duraturo. Ma devo dire che anche l’Atalanta si sta muovendo molto bene. L’anno scorso Parma, Bologna e Sampdoria hanno creato le basi, ma penso che solo ora, almeno per quanto riguarda FIFA 20, ci sia una strada ben definita per una dimensione professionistica in Italia. E dire che la Lega Calcio da almeno due anni sta pensando alla eSerie A, anche se per vari motivi il progetto è stato sempre rimandato. La svolta è arrivata anche grazie all’interesse di Sky, con tante squadre che hanno cominciato a guardare il settore con maggiore curiosità. Infine, la ciliegina sulla torta l’ha messa la Figc con la eNazionale di PES. In questo caso anche le tempistiche sono state fortunate, ma devo dire che la vittoria dell’Europeo, i complimenti di Mancini e di Insigne, la grande attenzione mediatica che si è creata intorno al torneo hanno portato molto al nostro settore.

Ora come si può andare avanti?

Non bisogna accontentarsi, ma andare oltre. Infatti, non credo che ancora si possa parlare di professionismo nel settore eSports. Tanto deve essere ancora fatto: manca ad esempio un organo che regolarizzi contratti e conflitti di interessi, una “FIGC esportiva” che possa tutelare le squadre e i giocatori. Diciamo che siamo indietro, ma sono ottimista. Questo settore è talmente interessante che ormai molti sono pronti a dare il proprio contributo, persino i procuratori di calcio si sono mossi.

Tanti procuratori, ma anche molti calciatori…

Come coach della Fiorentina ho avuto modo di lavorare con Chiesa e Lirola. Sono entrambi due bravi ragazzi. Con Federico ci sentiamo spesso: è umile, vuole migliorare ogni giorno e ogni tanto mi chiede qualche dritta per migliorare le sue skills su Fifa. Mi sembra il pro perfetto. Pol ha cominciato a fare streaming delle sue partite, avendo peraltro un seguito pazzesco. Tutto ciò può solo aumentare la popolarità del settore e magari farlo conoscere da chi è solo appassionato di calcio ma non ha mai preso in mano un joypad. Al di fuori del mondo viola ci sono personaggi come Aguero che ormai hanno un seguito notevole o come Romagnoli che ha addirittura scelto di creare un suo team.

Hai definito Chiesa un professionista perfetto: che caratteristiche deve avere un gamer per fare il salto di qualità?

Alla base di tutto ci deve essere la giusta mentalità. Tanti ragazzi pensano che il pro debba buttare interi pomeriggi ad allenarsi chiuso nella propria cameretta e puntare solo a centrare i risultati. Mi dispiace deluderli ma non è così. Prendete Giovhy69: è un ottimo gamer e i risultati lo stanno confermando, ma è anche molto attento alla propria immagine social, cura l’aspetto fisico e mentale andando in palestra e dedica molto tempo ai follower. Chi vuole entrare in questo mondo e mira a un contratto da pro non si deve accontentare di battere 30-0 un avversario o di ottenere buone qualifiche, perché gli sponsor prestano molta attenzione anche ai numeri delle dirette streaming. Il pro di Fifa non deve essere un nerd, deve puntare a sponsor come l’Adidas. Crazy Fat Gamer e Giovhy69 sono ragazzi che hanno sempre voglia di migliorare ogni aspetto confrontandosi con un coach, con le società e curando i social. Nella mia academy seguo 210 ragazzi che vogliono diventare pro e a loro dico sempre di osservare il proprio gameplay, creare community, un proprio canale e cercare un costante confronto.

Una strategia che probabilmente è risultata vincente anche per la Hexon, qual è il tuo ruolo nella società?

Ho fondato la Hexon nel 2018 con Luca Lancia e ora sono manager e coach. Il percorso è stato molto lungo e faticoso, non lo nascondo, anche perché per creare una community abbiamo dedicato tempo sia alle live su YouTube e Twich, sia agli eventi nelle fiere come il Romics. Ora dedico molto tempo alla parte manageriale e coaching e mi gratifica molto. Ho giocato fino in eccellenza e questo mi dà la possibilità di capire sia il gioco sia la tattica. Ad esempio nella eSportItaliaCup, soprattutto in finale contro il Sassuolo, il confronto tra me e Giovhy69 è stato fondamentale per portare la Fiorentina alla vittoria. Abbiamo visto quando l’avversario era troppo chiuso per poter cambiare modulo. La fiducia che c’è tra noi è stata fondamentale.

Cosa vuol dire fare il coach?

Fifa è uno sport individuale e il coach ha un peso importante nelle prestazioni di un giocatore. In Formula 1 ad esempio dietro ad un grande pilota c’è un coach che studia la strategia. La stessa cosa succede nel pugilato, con il secondo che deve portare lucidità quando il primo è troppo stanco o è troppo preso dall’incontro.

Cosa pensi della EsportItaliaCup? Come è andata, al di là della vittoria della Fiorentina?

La eSports Italia Cup è un torneo tecnico, che ho apprezzato molto anche per come è stato organizzato il calendario. Dare continuità alle partite, dando un appuntamento settimanale, è stata un’ottima idea. Alla fine ne è venuto fuori un torneo di primo livello, anche se il premio era simbolico. Si tratta di showmatch nei quali indossi una maglia pesante, quella di un club della eSerie A e in queste situazioni nessuno vuole perdere. Questi tornei sono fondamentali per aumentare il livello della competizione in Italia.

A breve parte la eSerie A. Che aspettative hai? La Fiorentina può vincere il campionato?

Noi abbiamo rispetto per tutti, ma paura di nessuno. Giovhy69 è un professionista, sa bene che deve migliorare per arrivare al top, anche mondiale, ma i presupposti ci sono. Servirà tanta testa. Io dico spesso che in un gamer professionista conta al 50% il talento e al 50% la mentalità vincente.

Può sembrare strano spiegare alla gente il tuo lavoro…

Per quanto mi riguarda tutti mi vedono coach della Fiorentina. Rappresentare una dimensione così grande porta solo complimenti e ammirazione. Penso ad esempio a Nicaldan, coach della eNazionale che stimo molto e con il quale mi confronto spesso. Dopo la vittoria dell’europeo anche chi non conosceva il movimento eSports ha potuto leggere quanto ha scritto la stampa generalista su di lui.

Ti mancano un po’ i tornei live?

Credo che manchino a tutta l’Italia. In Olanda e in Inghilterra hanno già organizzato eventi incredibili, mentre noi ci stiamo organizzando solo ora. Il movimento eSports è maturo per il grande passo, coinvolgendo non solo gli hard gamer. Chi in questi mesi ha visto Fiorentina-Juve in streaming, lo ha fatto tifando. Per non parlare poi dell’eEuropeo: è stato un evento seguitissimo e chi lo ha organizzato ha creato un clima ideale. Non credo di essere stato il solo ad esultare come un pazzo ai nostri gol. La eSerie A colmerà questo gap con gli altri paesi.

Con che ruolo giochi? Hai dei giocatori preferiti?

Ho sempre giocato con il 4-2-3-1 e in alternativa con il rombo. Il modello è Johan Cruijff: tanto possesso, giocate solo quando serve e la palla che corre e “suda” al posto del giocatore.

Marcello Rossi

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