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Mastrodonato, Livorno eSports: “Non cambierei il mio Mazzeo con Ibrahimovic.”

Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare il pro player dell’AS Livorno eSports Carlo “gica1085” Mastrodonato, classe 1985, di Ceriano Laghetto nella provincia di Monza e Brianza. Carlo è un redattore sportivo e lavora per la celebre ditta italiana Panini s.p.a. Ha una laurea conseguita all’università degli studi di Milano presso la facoltà di Lettere e filosofia ed è padre di Bianca, una splendida bimba che compirà un anno il prossimo maggio.

Ciao Carlo, benvenuto su eSportsItalia.com. Sei stato chiamato a rappresentare i colori del Livorno nel primo campionato BeSports organizzato in Italia. Le nostre congratulazioni. Raccontaci un po’ il tuo percorso di avvicinamento all’attività agonistica. Quali e quanti tornei hai dovuto affrontare per arrivare a un traguardo così importante?

Sono un appassionato di PES di vecchissima data. Dopo tutta la trafila dei primi capitoli, ho iniziato a giocare online nel 2009, senza partecipare alla PES League, ma creando una lega privata che, nel corso dei successivi cinque anni, si è dimostrata come palestra per una buona fetta dei migliori giocatori italiani. Per questo motivo il mio nome è noto all’interno della comunità. Dopo una pausa, dovuta alla laurea e all’inizio dell’attività lavorativa, ho ripreso a giocare a PES nel 2018, avvicinandomi al competitivo. In bacheca è finito immediatamente il titolo italiano (titolo non ufficiale, ad onor del vero, ma significativo dal momento che tutti i migliori team del panorama nazionale hanno preso parte alla competizione) nella neonata modalità del 10vs10, nella quale ancora oggi sono impegnato. Nel 2019 ho concentrato i miei sforzi nella coop 3vs3, sfiorando la partecipazione all’Europeo con i miei compagni Alessio Sesto e Matteo Simone. Quest’anno, per via della cancellazione della modalità, sono tornato al singolo. Da gennaio ho iniziato a giocare sul serio, ho provato senza successo la qualificazione alla eSerieA, mancandola per due volte nella finalissima del torneo. Ed ora eccomi qua…

Il vostro esordio in campionato contro l’Entella è stato ottimo. Pareggio all’andata e vittoria al ritorno, 5 reti all’attivo e 4 al passivo. Tu che sei sceso in campo e sei stato un protagonista diretto della sfida, che tipo di emozioni hai provato? Soprattutto: ti va di ragguagliarci sulle fasi salienti del match? Le difficoltà incontrate, qualche azione ben riuscita, il momento in cui hai capito che l’avreste portata a casa…

Le partite sono state molto combattute. Paradossalmente, ho giocato meglio nella prima, condotta sul 2-0 fino al 79′ senza aver concesso grandi occasioni da gol. Preso il 2-1 ho tremato, ho giocato con paura e ho rinunciato al mio calcio, venendo punito. La seconda partita ha avuto un canovaccio simile: un primo tempo quasi perfetto, chiuso sul 3-1, poi un calo mentale. Ho moltissimo da migliorare, sotto questo aspetto: la poca abitudine a giocare partite così pesanti è un limite che intendo superare durante questo campionato. Per rispondere alla vera domanda: la tensione era alle stelle. Non ho mai avuto momenti di relax, ho capito di aver fatto un buon risultato solo al fischio finale della gara di ritorno. Riguardo alle azioni, devo dire di aver giocato un ottimo calcio in entrambi i primi tempi, i gol sono frutto di azioni corali finalizzate alla grande da Stoian, Mazzeo e Rizzo.

Il tuo compagno di squadra è Roberto Morganti. Come va l’affiatamento con lui? Vi allenate insieme?

Roberto è un qualificato a sorpresa, sicuramente è il giocatore meno giovane della competizione. Abbiamo giocato qualche gara insieme, penso sia presto per esprimere un giudizio. In ogni caso, rispetto molto la persona, ho fiducia in lui.

Saremo più espliciti. Ci piacerebbe capire meglio come si allenano i pro player, quanto tempo dedicano alla preparazione della partita e quanto è importante avvicinare i rispettivi stili di gioco, specie se diversi…

In realtà, dedico il giusto tempo a PES. Ho preparato la partita facendo giocare qualche mio amico con l’Entella, ma tra lavoro e sport “reale” (calcio a 5), il tempo per PES è sempre poco: oltretutto, negli ultimi 18 mesi mi sono sposato, ho cambiato casa e avuto la prima figlia. Impossibile poter pensare a intensi allenamenti. Indubbiamente, la quarantena dell’ultimo mese ha aiutato la mia qualità di gioco, potendo spendere qualche ora in più col pad in mano ho perfezionato il mio calcio.

Se un giorno ti dovesse capitare di affrontare il Milan, tu che ne sei tifoso, darai comunque tutto te stesso per batterlo? O il cuore ha le sue ragioni?

È una domanda impossibile: io gioco per il Livorno, rappresento una società, una città e i suoi tifosi; delle persone hanno creduto in me, non potrei tradirli, i miei valori me lo impongono: in questo momento non esiste altro eccetto il Livorno nella mia testa. Oggi, non cambierei il mio Mazzeo con Ibrahimovic.

Un’ultima domanda, una curiosità. Il tuo nickname è “gica1085”. Scommettiamo che tanti lettori vogliono conoscerne il significato e l’origine. Puoi svelarlo?

Svelo volentieri l’arcano. Gica è il soprannome del mio giocatore preferito di ogni tempo: il rumeno Hagi. Mi innamorai di questo talento da bambino e ancora oggi tifo la nazionale romena grazie a lui, in particolare oggi vedo giocare suo figlio e mi emoziono. Il 10 è il numero di maglia che portava lui (e anche io, quando possibile) e 85 è il mio anno di nascita.

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Giulio Giorgetti

Esperto di Gaming, eSports e new media.

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