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Loot box: multa da 10 milioni di euro alla EA Sports

Multa da 10 milioni di euro e l’obbligo di eliminare le loot box dalla propria offerta: la EA Sports, casa produttrice di FIFA, si trova in una brutta situazione. La Kansspelautoriteit, ente regolatore del gioco d’azzardo in Olanda, è intervenuto con decisione su un argomento oggetto di discussione in tutto il mondo. C’è una connessione tra loot box e gioco d’azzardo?

Risposta affermativa per la gaming autority olandese, che dopo aver valutato studi di settore, nel 2018 ha invitato tutte le case produttrici di videogame ad eliminare le loot box. Da qui è nato un lungo braccio di ferro tra la EA Sports e l’ente olandese, in merito al quale giovedì 29 ottobre 2020 è intervenuto il tribunale dell’Aia esprimendosi a favore della Kansspelautoriteit.

Cosa sono le loot box?

Per far comprendere bene la questione anche ai gamer meno esperti è necessario però spiegare cosa sono le loot box. Si tratta di pacchetti presenti all’interno di videogiochi che permettono di migliorare l’esperienza di gioco. Nel caso specifico di FIFA ad esempio, attraverso le loot box un gamer può acquistare un pacchetto di calciatori per migliorare la propria squadra.

Ma a che prezzo? Investendo denaro un giocatore ha la possibilità di creare la squadra dei sogni, schierando in attacco Messi e Cristiano Ronaldo ad esempio, ma per raggiungere questo obiettivo potrebbe essere portato a spendere parecchio. Nel caso di FIFA ad esempio un gamer non sa quali giocatori riceverà, visto che queste loot box seguono un po’ il concetto aleatorio delle vecchie “Figurine Panini”: si può pescare la stella, come un doppione o un giocatore non proprio in grado di fare la differenza.

Tutto ciò ha permesso alla EA Sports di rendere molto più avvincente la competizione e anche di creare un mercato particolarmente ricco con la vendita della loot box. Attenzione però: non si tratta di certo di una strategia di mercato messa in atto solo dalla EA Sports. Il problema è che un po’ in tutto il mondo è emerso come questa compravendita possa rappresentare un problema, soprattutto per i minori desiderosi di vincere contro i propri avversari nelle partire online.

Loot box: l’attacco della Kansspelautoriteit

Tornado quindi sulla vicenda, la Kansspelautoriteit è l’autorità olandese per il gioco d’azzardo. Come succede in Italia con l’Agenzia della Dogane e dei Monopoli, l’ente ha la funzione di regolare tutto ciò che riguarda il gambling e per questo motivo è intervenuta sull’argomento. In seguito alle denunce di alcune associazioni dei genitori la Kansspelautoriteit si è quindi affidata ad uno studio per valutare se c’era margine per far rientrare le loot box nell’universo del gambling.

I punti più delicati della questione, come sottolinea in una nota la Kansspelautoriteit risiedono nel fatto che si tratta di una pratica di gioco che coinvolge molto i minori, che il contenuto delle loot box è aleatorio, il costo elevato delle stesse e il fatto che le cards dei giocatori possano essere scambiati. Abbastanza per dimostrare che ci potrebbe esserci una connessione con il gioco d’azzardo e che tutto ciò possa creare dipendenza.

Detto questo, il gioco d’azzardo non è illegale in Olanda, ma un sito online che vuole proporre scommesse o un casinò fisico che ospita partite di poker deve ottenere una licenza da parte della Kansspelautoriteit, seguire determinate regole (come non offrire gioco ai minori) e pagare tasse sugli utili. La EA Sports ha quindi violato, secondo il Tribunale dell’AIA, la legge sul gioco d’azzardo.

Loot box e gioco d’azzardo: i possibili sviluppi

Cosa succederà adesso? Se lo chiedono i gamer olandesi ma non è da escludere l’ipotesi che la misura presa dalla De Kansspelautoriteit possa creare un precedente molto scomodo. La strategia è in mano ai legali della EA Sports, che probabilmente impugneranno la sanzione in un grado di giudizio superiore. Tutto ciò vuol dire che il contenzioso potrebbe anche spostarsi presso la Corte di Giustizia Europea, con tutte le conseguenza del caso.

Una situazione delicata insomma, anche perché Bruxelles è l’altoparlante più forte a livello continentale e molti altri Paesi, che stanno cercando di studiare il fenomeno, potrebbero adeguarsi, ma non è il caso di parlare di un intervento “copiaeicolla”. Va infatti specificato che in tema di “gioco azzardo” ogni stato membro dell’Unione vanta una riserva normativa. In pratica, trattandosi di salute pubblica la UE può fornire indicazioni alle quali l’Italia può adeguarsi, ma non è costretta.

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Claudio Zecchin

Giornalista sportivo

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