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Scommesse eSports. Baranca (Federbet): “Serve un sistema strutturato”

Il mercato delle scommesse eSports è in continua crescita. Un movimento espansivo che nelle ultime settimane ha portato alla quotazione di partite FIFA e PES. Nel palinsesto dei bookmaker hanno trovato spazio sia i campionati esteri sia le amichevoli in cui sono impegnate le squadre di eSerie A.

La redazione di eSportsItalia.com è stata la prima a segnalare al settore la necessità di applicare misure di prevenzione utili a contenere il fenomeno delle partite truccate. In quest’ottica abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Baranca, segretario generale di Federbet, l’associazione che da anni si occupa di contrastare il match-fixing.

Francesco, prima di concentrarci sulle scommesse legate agli eSports, vorrei chiederti delle partite truccate nel calcio reale. Come stanno andando i relativi procedimenti qui in Italia?

Ci sono diversi filoni d’inchiesta in corso. Sono per la maggior parte attivi, basti pensare che a dicembre 2019 ho presenziato come testimone in uno di questi processi. I tempi della giustizia ordinaria sono molto più lunghi di quelli della giustizia sportiva. La buona notizia è che i tribunali stanno iniziando a valutare come elementi sufficienti alla condanna alcuni strumenti innovativi, sia di natura informatica, come ad esempio i dati provenienti dal monitoraggio dei movimenti delle quote, sia di natura tecnica, come il parere di esperti che visionano le partite.

Qual è la situazione in merito alle scommesse sugli eSports?

Gli eSports nel mondo sono diventati molto popolari e le scommesse hanno iniziato a svilupparsi già 3-4 anni fa, soprattutto su giochi non sportivi come Call of Duty e World of Empires. Alcune segnalazioni di partite sospette sono arrivate dalla Russia, dalla Cina e dalla Corea del Sud.
Con l’esplosione dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, le scommesse eSports hanno fatto registrare una crescita importante. I giochi sportivi interessati da questo processo di crescita sono il calcio, la pallavolo, il basket e l’hockey.

A proposito di giochi sportivi, con l’arrivo in Italia degli eSports professionistici alcuni bookmaker, inizialmente stranieri e in seconda battuta autorizzati da ADM/AAMS, hanno quotato partite di squadre di calcio PES e FIFA di eSerie A. Cosa ne pensi? Ti risultano partite sospette anche in questa tipologie di videogiochi?

Sì, mi risultano. Nell’ambito dei videogiochi sportivi, di recente abbiamo iniziato a registrare alcune segnalazioni. Un paio di esempi: una partita di basket del 22 aprile negli eSports NBA e una partita di calcio del 24 aprile nella Cyber Stars League in Inghilterra.

Il rischio di manipolazione di una partita di calcio eSports è alto nell’1vs1. Per contro, non sarebbe più basso nella modalità 11vs11?

In realtà è la stessa cosa, non può essere questo il fattore discriminante. Truccare una partita 1vs1 è facile, sì. Poi, benché nella modalità 11vs11 la situazione può migliorare lievemente, la questione non sarebbe comunque risolta.

Allora quale è la soluzione per evitare che ci siano partite truccate?

Ci sono due vie: o si capisce che bisogna creare un sistema strutturato e alzare il livello di gestione delle scommesse sportive, oppure si bloccano del tutto impedendo ai provider di fornire le quote ai bookmaker. Creare un sistema strutturato rappresenta una opportunità per tutti: per le squadre, per i giocatori, per gli utenti e per i bookie stessi. Le squadre mettono il loro nome; quelle di eSerie A, per esempio, al momento sono quotate senza un ritorno economico. Se i provider vogliono quotare queste compagini dovrebbero pagare una percentuale alle squadre medesime. In questo modo i club ssarebbero in condizione di pagare correttamente i pro player.

In effetti, nel nostro Paese, siamo al primo anno di professionismo eSports. Sappiamo inoltre di alcune squadre che pagano poco o che per lo più garantiscono un rimborso spese…

Esatto, e questo non deve accadere. Ne consegue appunto l’utilità di un sistema strutturato di gestione delle scommesse eSports. Al momento le società sono nei palinsesti dei bookmaker senza saperlo e senza percepire soldi. Ribadisco che occorre un meccanismo più sano: società e pro player devono percepire parte degli introiti derivanti dalle scommesse. Diversamente, succederà quello che accade nel tennis dove alcuni giocatori con ranking basso non riescono a pagarsi nemmeno i viaggi e possono cadere nel grave errore di truccare una partita. In questa fase di particolare crisi le società di calcio hanno bisogno di introiti e questi potrebbero arrivare proprio dai provider. La chiave di un sistema virtuoso sta tutta qui.

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Giulio Giorgetti

Esperto di Gaming, eSports e new media.

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